Penso che, appena ritornato in casa, possa essere utile scrivere immediatamente impressioni e considerazioni su di una giornata vissuta intensamente dal punto di vista emotivo e tale da mettere a dura prova il mio equilibrio psicofisico già così precario.
Mi ritrovo qui con il cervello spossato e il cuore a pezzi a ripensare alle sensazioni provocatemi dagli avvenimenti di cui sono stato in piccola parte protagonista o spettatore attivo: la intitolazione ad Alexander Langer di un piccolo ponte ligneo situato lungo il corso di una pista ciclabile nel Parco del Meisino in Torino; un Convegno di "testimonianze" sulla vita (e la morte!) di Langer; la commemorazione di Mauro Rostagno, assassinato dalla mafia, in occasione dell'inaugurazione della raccolta firme per intitolare con il suo nome il ponte di via Livorno in Torino.
Talvolta ci si sente piccoli uomini di fronte a figure come quelle di Langer e di Rostagno, che, seppur a livelli diversi, hanno speso la propria vita alla ricerca dialleviare dolori e sofferenze da quella degli altri.
Ma poi ci si rende conto che anche i "piccoli uomini" (e io mi ritrovo ad essere tra quelli), come la famosa farfalla col suo battito d'ali nella foresta amazzonica, possono essere capaci di creare grandi movimenti molto più lontano da loro.
Hanno le mie azioni di "piccolo uomo" creato, lontano, in qualche altro individuo, percezioni di quella compassione
(cum - passio) umana che li ha fatti sentire bene in un momento di difficoltà?
La risposta è: "forse sì".
Piccolo conforto per chi come noi in modo oscuro vive la propria, sovente non trapelata, sofferenza di vita.
Il vivere nel ricordo degli altri è quello che ci gratifica.
Langer e Rostagno sono diventati vivi da oggi nel mio ricordo